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Scuola, il grande vuoto dei docenti: servono 260 mila supplenti

ROMA – Il grande sforzo di presidi e docenti nel corso dell’estate e la responsabilità, lunedì scorso, di “famiglie consapevoli” e “studenti felici” (le definizioni sono di alcuni insegnanti) hanno fatto ripartire poco più della metà delle scuole italiane (4,5-5 milioni di alunni su 8,3 in totale) il 14 settembre. E hanno mostrato, contemporaneamente, la grande piaga dell’istruzione nel Paese: la mancanza di insegnanti, di ruolo e di supplenza. La piaga, quest’anno, si è allargata. I ritardi dei banchi e le rarefazioni delle mascherine, certo, pesano. La carenza della materia prima per l’insegnamento, i docenti appunto, pesa di più.

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Ecco, i vuoti in cattedra vengono riempiti con lentezza, i maestri pensionati sono faticosamente sostituiti, i precari storici hanno ingaggiato un combattimento territoriale per difendere il proprio punteggio da graduatorie per le supplenze cariche di errori. Picchettano i provveditorati, chiedono scelte fatte in presenza, visto che dei risultati delle Gps non si fidano. Non è un caso che diversi avvii di liceo, quest’anno, abbiano avuto un orario 8-11: ridottissimo. E si proseguirà con tre ore di lezioni a mattina per diverse settimane, coprendo le discipline anche con insegnanti di religione.
“Abbiamo nominato settantamila supplenti, entro il 24 settembre avremo tutti in cattedra”, dice ora Lucia Azzolina, che ha già spostato la data di chiusura dei compiti per due volte: l’1 settembre, aveva assicurato la ministra, poi aveva detto il 14. Adesso la ministra indica in giovedì 24 settembre la data dell’orario definitivo per tutti. Mancano, però, e il conteggio è a questa mattina, tra i 140.000 e i 190.000 insegnanti. Vediamo perché.

Assunti in ruolo: 20 punti in meno dell’anno scorso

Il primo dato che mostra il fallimento delle politiche di arruolamento scolastico per il 2020-2021 è quello degli assunti in pianta stabile. I dati sono praticamente fermi (gli unici, per il resto è tutto un aggiornare, cancellare, risommare). Quest’anno su 84.808 insegnanti finanziati dal governo per un’assunzione in cattedra, alla fine ne sono stati stabilizzati 24.400: il 28,8 per cento. L’anno scorso, conteggia la Flc Cgil, furono il 48 per cento: 21.236 assunti su 53.627 emissioni. Sono venti punti percentuali in meno. Di docenti in ruolo, si vede, mancano 60 mila insegnanti.

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Gli insegnanti che hanno ottenuto il pensionamento dal primo settembre scorso sono stati 39.000, superiori alle previsioni del ministero dell’Istruzione. I cosiddetti precari Covid, assunti per un anno e licenziabili di fronte a un nuovo lockdown, non sono stati ancora quantificati, ma dovrebbero essere tra i 50.000 e i 60.000. Pino Turi, segretario della Uil scuola, prova un consuntivo: “Secondo le nostre stime saranno 260.000 i supplenti della stagione, sarà questo il fabbisogno minimo per garantire il tempo scuola”. La Cisl nei suoi conteggi indica un numero minimo di 212.000 docenti a tempo determinato da trovare, “e questa cifra potrà solo crescere nel corso dell’anno”. Già. In tutti questi calcoli previsionali ancora non si considerano le supplenze necessarie per sostituire i ”lavoratori fragili”, i docenti di ruolo con patologie plurime che usciranno per un anno dall’insegnamento. Se è vero, come certifica la Cgil, che le richieste di sospensione dall’attività di docenza sono tra il 3 e il 5 per cento del personale (quindi, tra i 24.000 e i 40.000 insegnanti), c’è la possibilità che un contingente rilevante di nuovi supplenti andrà cercato. E, ricordiamo, di questi 212.00-260.000 precari da cattedra, oltre un quarto manca sul sostegno.

“La ministra ha ingolfato un anno già faticoso per il virus”, dice Anna Maria Santoro (Flc Cgil). Le due innovazioni che ama mettersi al petto – le Graduatorie online e la chiamata veloce – non solo non hanno aiutato il reclutamento, ma lo hanno affaticato facendo spostare in avanti le emissioni in ruolo. “Le graduatorie hanno aumentato la mobilità tra le regioni e, zeppe di errori, quarantamila quelli fin qui riconosciuti, sono diventate un quotidiano motivo di contenzioso in tutto il Paese”. La speed call ha portato a 2.500 spostamenti di precari in tutto. “Nel Lazio le domande sono state tre, una delle quali fermata per gli errori. Questi numeri certificano un fallimento”.

Il dossier della Cgil

“Tutti i docenti in cattedra entro il 24 settembre”, diceva la ministra. Difficilmente il timing sarà rispettato. Il quadro, fornito dalla Flc Cgil, è questo. In Lombardia, e qui la fonte è la direttrice generale dell’Ufficio scolastico, Augusta Celada, “dobbiamo riempire ancora 15.000 posti su 19.500. Un terzo sono sul sostegno”. Ha spiegato: “La situazione è critica da molti anni e la crisi Covid l’ha portata in evidenza. I tempi di lavoro delle domande Gps non sono congrui con l’inizio delle lezioni. Abbiamo ricevuto 112.000 domande di supplenza, le abbiamo iniziate a processare negli ultimi giorni di agosto, ma l’operazione è laboriosa. Per riempire i vuoti di queste settimane autorizzeremo i presidi a chiamare supplenze brevi”. Il contrario, ecco, della delicata continuità didattica. Per la Lombardia il sindacato indica in 7-10 giorni l’attesa per la pubblicazione delle nomine. Fin qui non ci sono state neppure le sostituzioni per la scuola dell’infanzia dalle Graduatorie a esaurimento, negli altri anni già fatte. I precari sono più pessimisti: “Torneremo a scuola a ottobre”.

In Piemonte mancano 20.000 ruoli, il provveditore Fabrizio Manca ha detto che si faranno entro fine settembre (e non entro il 24). A Torino il pomeriggio di ieri è trascorso cercando di trovare un edificio sufficientemente grande per poter fare le nomine in presenza e in sicurezza. Si è iniziato, sempre ieri, con il sostegno e “notevoli rallentamenti e ritardi” (ancora fonte Cgil). A Novara l’Ufficio scolastico provinciale si è dovuto arrendere alla correzione delle graduatorie online: l’indicazione del ministero era stata di nominare i supplenti senza cambiare nulla. Entro venerdì dovrebbero prendere servizio 1.500 precari su 5.000 docenti. Ad Alessandria ci sono 600 ruoli da assegnare su 1.600. A Biella bisogna ancora fare l’organico Covid.

A Treviso la quantità di errori da correggere ha fatto slittare le prime nomine ad oggi. A Vicenza siamo alla seconda sistemazione di punteggi sbagliati: la convocazione sulle materie deve ancora partire. In provincia di Firenze nessuna scuola è partita con orario pieno e cattedre coperte, piuttosto nuove classi pollaio. “Le correzioni delle centinaia di errori provocheranno un balletto di supplenti nel corso dell’anno scolastico”, dice il sindacato. “Ci sarà chi prenderà l’incarico e poi sarà costretto a lasciarlo perché il suo punteggio in graduatoria era sbagliato”. Sono ancora 2.000 le supplenze da assegnare più 473 posti Covid. In Molise, di fronte ai precari si stanno sfornando nomine anche di notte. A Palermo la dead line è indicata in venerdì prossimo.

Anci: “La situzione è peggiorata”

L’Associazione nazionale comuni italiani per voce di Loredana Poli, membro della Commissione Istruzione, dice: “Sono numerose le cattedre scoperte sull’intero territorio e le scuole stanno facendo fronte a situazioni difficili. Supplenze e sostituzioni sono un problema, e quest’anno la situazione è peggiorata”.

Dice Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil: “La riapertura delle scuole è stata il frutto del sacrificio dei presidi e docenti italiani, reso più difficile dalle incongruenze e impuntature della ministra. La verità è che se il ministero avesse fatto le assunzioni per titoli in estate, oggi avrebbe trentaduemila insegnanti già a disposizione. Con il concorso straordinario di fine ottobre li avrà solo per il prossimo anno”.
 

E la Calabria vuole ripartire il 28

La Regione Calabria intende portare ancora più avanti la data di ripartenza dell’anno scolastico 2020-2021: per gli istituti sede di seggio elettorale, la maggioranza propone di partire lunedì 28 settembre.

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